Oro
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Oro

Cosa è l’oro…

L’oro è l’elemento chimico di numero atomico 79 e il suo simbolo è Au (dalatino aurum). È un Metallo di transizione tenero, pesante, duttile e malleabile di colore giallo, dovuto all’assorbimento delle lunghezze d’onda del blu dalla luce incidente.

Inattaccabile dalla maggior parte dei composti chimici, reagisce in pratica solo con l’acqua regia e con lo ione di cianuro. Con il mercurio forma un amalgama, ma non un composto chimico. Si trova allo stato nativo sotto forma di pepite, grani e pagliuzze nelle rocce e nei depositi alluvionali.

È stato adoperato fin dall’antichità per coniare monete e, prima dell’avvento della moneta flat (latino per “sia fatta”, cioè creata dal nulla, com’è quella odierna) è stato usato come controvalore per le emissioni valutarie degli Stati, come avveniva all’interno del cosiddetto gold standard. Si usa inoltre in gioielleria, odontoiatria e nell’industria elettronica. Il suo codice ISO come valuta è xau (controvalore per oncia di metallo). L’oro è diventato nel tempo il simbolo di purezza, valore e lealtà.

Processo di estrazione nelle miniere d’oro.

I moderni processi di estrazione dell’oro sono in gran parte le stesse tecniche utilizzate da centinaia, se non migliaia di anni. I moderni processi di estrazione utilizzano attrezzature più grandi e tecniche più raffinate, ma essenzialmente si tratta degli stessi principi che sono sempre stati utilizzati.

Miniera d’oro: come si trova il metallo prezioso?

Per i moderni cercatori d’oro di oggi poco è cambiato dai metodi che i loro antenati utilizzavano nelle grandi vene d’oro scoperte nel secolo scorso.  Ancora oggi puoi armarti di una padella e una pala e fare qualche escursione in zone remote a caccia di miniere d’oro inesplorate, proprio come si faceva cento anni fa.

Gli strumenti sono più leggeri da trasportare ed è possibile tenersi in contatto con il mondo esterno tramite telefoni cellulari e avere mappe GPS per sapere esattamente dove ci si trova; tutto più facile, ma avventura assicurata!

Non pensare che quando si parla di miniera d’oro si intenda sempre un qualcosa di scavato in una montagna dove entrare al buio ed al freddo …

Panning dell’oro.

Il panning  è una delle tecniche di estrazione dell’oro che è rimasta più invariata negli anni. Ci sono molte padelle/ciotole a forme di fantasia che si pensa permettano di migliorare la velocità e la percentuale di ritrovamento dell’oro, ma alla fine della giornata si tratta, come una volta, di spalare un po’ di materia prima ricca d’oro in una padella e lavare via tutto ciò che non è oro.

E proprio la tecnica che avrai visto utilizzare in uno di quei vecchi film western … 

Più una persona è esperta nell’uso di una padella per l’oro, più veloce ed efficiente sarà questo processo di estrazione dell’oro. Ci vuole solo un po’ di manualità e pratica e magari puoi cimentarti anche tu ad usare una di queste padelle e diventare un ricercatore d’oro, chissà! Non si sa mai nella vita…

Ma sappiamo entrambi che le immagini valgono più di mille parole e quindi eccoti un breve video che mostra l’utilizzo di questa tecnica di estrazione in una miniera d’oro in Thailandia:https://www.youtube.com/watch?v=zX0aXDnKzV8&feature=youtu.be

Miniera d’oro in bacini alluvionali

L’estrazione dell’oro alluvionale, o estrazione dell’oro di fiume, è una delle forme più comuni e più accessibili anche in Italia ma soprattutto in Nuova Zelanda.

Se si vuole giocare sul serio, l’estrazione dell’oro alluvionale permette l’utilizzo di tecniche e strumenti più sofisticati.

Fin dalla loro invenzione, le cassette di scarico rappresentano passo avanti rispetto al panning.

Queste possono variare nelle dimensioni dalla versione portabile da backpacker a versioni molto più grandi che essenzialmente incanalavano interi corsi d’acqua attraverso una chiusa, mentre il fondo del fiume veniva setacciato alla ricerca dell’oro.

Estrazione nelle miniere sotterranee.

Nelle miniere sotterranee sono utilizzati largamente gli esplosivi e, trattandosi di miniere solitamente molto profonde che possono raggiungere anche i mille metri di profondità, nonché spesso situate in paesi poveri o sottosviluppati, le condizioni di sicurezza dei lavoratori impiegati sono spesso precarie, per usare un eufemismo. Le miniere a cielo aperto creano invece immense ferite nel paesaggio, ed impiegando enormi quantità d’acqua per il lavaggio dei materiali auriferi, spesso minano l’equilibrio idrogeologico dell’area in cui si trovano.
Per separare le particelle d’oro dalle altre senza valore, vengono utilizzati agenti altamente inquinanti come il mercurio od il cianuro, che poi possono finire scaricati nei fiumi o nel terreno creando danni spesso irreparabili per l’ecosistema locale.

I minatori nell’inferno delle cave d’oro.

Inutile sottolineare che in molti paesi produttori d’oro, specialmente africani, i minatori lavorino senza alcun contratto e senza le più elementari misure di sicurezza, in condizioni che non si discostano molto dalla schiavitù. Nelle miniere africane non è infatti difficile assistere a scene da girone infernale, dove gli uomini escono dalle viscere della terra seminudi, senza caschi stivali od occhiali protettivi, ricoperti di fango e terra, e trasportando a spalla enormi sacchi di terra e pietra aurifera. In superficie, un esercito di donne, spesso con i figli piccoli legati sulla schiena, rompono i pezzi più grandi a martellate e poi lavano il sedimento a mano, utilizzando il cianuro ed il mercurio per separare l’oro dallo scarto. Il tutto in turni massacranti che possono arrivare anche a ventiquattro ore consecutive. Questa drammatica situazione riguarda spesso una fetta importante della popolazione: in Tanzania ad esempio, quarto produttore africano del prezioso metallo, su una popolazione di 47 milioni di persone, si calcola che circa 15 milioni lavorino nelle miniere d’oro.
Ovviamente che si tratti delle miniere inferno della Tanzania oppure delle moderne e meccanizzate miniere del Sud Africa, i lavoratori ricevono un salario, in molti casi misero, e non partecipano minimamente agli enormi profitti che una miniera d’oro può generare.

L’oro Etico

Negli ultimi anni si sta tentando di porre un freno a questo sistema, come si è già fatto, o tentato di fare, nel commercio dei diamanti. Inizia così a svilupparsi un concetto di oro etico. L’idea prende spunto da iniziative simili sorte in molti settori, che vengono genericamente definite come commercio equo e solidale, un commercio che non faccia del profitto realizzato l’unico metro di misura.
Lo scopo che l’operazione oro etico si prefigge nel suo manifesto, che potete trovare online, è di commerciare solamente oro che rispetti dei criteri di solidarietà ed ecologicità. E’ bandito l’oro estratto con esplosivi o trattato con agenti inquinanti come mercurio e cianuro. Si richiede che le miniere rispettino degli standard minimi di sicurezza, senza l’impiego di lavoratori minorenni o donne in lavori pesanti e pericolosi, e che i turni di lavoro siano definiti e non eccessivamente lunghi. Si preferiscono piccole miniere gestite da cooperative di minatori, che possono così partecipare agli utili, o in alternativa si richiede che i lavoratori siano tutti regolarmente assunti ed assicurati, e che ricevano un salario equo. Alle società minerarie che hanno in concessione un sito è richiesto di contribuire al miglioramento delle condizioni delle comunità locali, ad esempio con la costruzione di scuole, ospedali, strade ecc.

Visto il successo delle iniziative passate legate al commercio equo e solidale, che denotano una sempre maggiore attenzione del consumatore per la filiera che sta dietro ai beni che acquista, l’oro etico ha sicuramente tutti i requisiti per ritagliarsi una fetta di mercato sempre crescente. I dati suggeriscono che in tutto il mondo cresce la domanda di beni che non derivino da sfruttamento od inquinamento, ed il commercio dell’oro si sta adeguando al trend.

Un’ultima curiosità ed un piccolo vanto nazionalistico, è il fatto che l’oro etico nasce parlando italiano. L’idea originale si deve infatti ad una azienda del settore minerario con sede in Umbria, con concessioni in tutto il mondo, che ha deciso di puntare su questo nuovo concetto sfruttando principalmente i depositi alluvionali. Questi infatti sono i siti estrattivi che consentono, se si vuole, il maggiore rispetto dell’ambiente.

Le possibili conseguenze della volatilità.

Di converso però tale maggiore considerazione ambientale e sociale fa crescere la volatilità (la quale indica la distanza usuale del prezzo del titolo dal suo valore medio) che determina un aumento della probabilità che i movimenti di prezzo dell’oro siano molto ampi, sia in aumento, sia in diminuzione (si consideri che la volatilità aumenta, specialmente nel breve periodo, quando ci sono situazioni di incertezza o eventi inattesi).

Conclusioni.

A mio avviso ciò potrebbe determinare che il mercato assicurativo valuti di non prestare più coperture assicurative nei confronti dell’estrazione del materiale aurifero. Ciò potrebbe accadere non in ragione di considerazioni di carattere etico, quanto piuttosto in ragione del fatto che poiché la volatilità misura l’incertezza circa i futuri movimenti del prezzo di un bene o di una attività finanziaria, questo varrà maggiormente anche per il mercato aurifero. Un ambito il cui impatto sarà reso ancora più dirompente dal fenomeno del cambiamento degli stili di vita e di valori dei consumatori: si pensi al movimento: no dirty gold, basta con l’oro sporco, lo slogan coniato da un gruppo di organizzazioni ambientaliste e di associazioni per la tutela dei diritti umani, al cui fianco si sono schierati anche alcune società del settore, per esempio i dirigenti di Tiffany di New York, sta di fatto che l’oro è uno dei migliori e più proficui beni di rifugio, sopratutto in un periodo di crisi mondiale come questo.

Mazzon Simone

 

 

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